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New Talent: Froy by Arman Avetikyan

Froy by Arman Avetikyan
Courtesy of Arman Avetikyan
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Intrecci di culture, sperimentazioni materiche e personaggi misteriosi: il magico mondo visionario di Arman Avetikyan viene raccontato attraverso il giovane brand di maglieria Froy. Noi di Primpy lo abbiamo incontrato a Milano per conoscerlo.
 

AM: Dall’Armenia a Milano, passando per la Russia e il Politecnico. Come ci sei arrivato?

AA:  Sono nato in Armenia 30 anni fa, ma sono cresciuto in Russia. Dopo un anno di architettura, ho capito che avrei preferito avvicinarmi al mondo della moda. Così, ho frequentato una scuola di design e ho lavorato in un maglificio, per poter mettere da parte il sufficiente per venire a studiare design della maglieria al Politecnico di Milano, dove mi sono laureato nel 2017. Da allora vivo qui e mi dedico al mio progetto Froy.

AM: Da dove arriva il nome Froy?

AA: Froy era il cognome “vietato” di mio nonno. Non voglio aggiungere altro.

AM: Nel 2018 vinci la terza edizione del Talents Lineapiù. In che modo ha influito sulla tua carriera?

AA: Avevo partecipato al concorso senza pensarci troppo. Froy è nato nel 2009, e l’ho sempre portato avanti nel tempo libero, ma con tanta passione. L’ho proposto per il Talents Lineapiù, vincendolo, e questo mi ha spinto a dedicargli sempre più tempo. Ora non è più solo un hobby, ma è un vero e proprio lavoro, che si aggiunge agli altri che già seguo. A volte, quando mi capita di portare avanti tre o quattro progetti contemporaneamente, per prendere l’ispirazione, faccio come mi suggeriva una mia insegnante del Politecnico: “Per rendere la vita interessante, quando ti svegli la mattina, scegli chi vuoi essere. Sai che noia essere sempre gli stessi tutti i giorni! e così provo a ragionare da altri punti di vista.

Credit @Froy by Arman Avetikyan

 

AM: L’ingrediente principale del tuo progetto è l’incontro delle culture che hanno caratterizzato il tuo percorso, sia per l’estetica che per la scelta dei materiali. In che modo traduci l’ispirazione in prodotto?

AA: Prendo ispirazione dalle forme e dalla grafica tipica della tradizione armena, russa e italiana. In particolare Milano, con le sue geometrie e le sue architetture, è una costante sorgente di ispirazione per le silhouette o per i pattern delle collezioni. Ma non mi ispiro solo all’estetica: in questo momento sto provando ad applicare sulla maglia un trattamento scoperto tramite una ricerca scientifica da un ragazzo iraniano degli Stati Uniti. Mi piace sperimentare con i finissaggi, maneggiare i tessuti, esasperare il filato fino a trovare l’effetto che desidero. Inoltre sono istintivamente votato alla sostenibilità, sia per quanto concerne i materiali, sia per la produzione (rigorosamente Made in Italy), sia per i diritti di tutti i lavoratori… tranne me! (dice sorridendo)

Credit @Froy by Arman Avetikyan

AM: Nell’ultima collezione hai introdotto un nuovo (e fenomenale) mondo narrativo, fatto di personaggi, di storie, di caratteri. Da dove è nato tutto questo?

AA: Non amo chiamare i miei progetti “collezioni”, perché ancora non seguono una stagionalità. Quando l’anno scorso ho rilanciato Froy, ho deciso di sperimentare un nuovo processo creativo. Ho ricreato nella mia mente un mondo parallelo fatto di nove personaggi che incarnassero gli archetipi della società. Non hanno un nome, solo personaggio #1, personaggio #2 e così via… ma ognuno possiede un preciso carattere, un preciso modo di agire e di pensare. Quando creo una maglia, provo a immaginare quale personaggio la potrebbe indossare e cerco di andare incontro ai suoi gusti. Non credo di essere bravo a inventare delle storie, ma cerco di applicare la mia esperienza ai personaggi, a seconda delle loro caratteristiche, così tutto vien da sé. A dire il vero, non sarei sincero se dicessi che tutto ha un motivo:

Nella moda, a volte, ci vuole un po’ di superficialità. È più divertente.

AM: Quale direzione seguirà Froy?

AA: Mi piacerebbe presentare la nuova collezione a febbraio 2020 attraverso un’istallazione o una performance teatrale.  L’anno scorso ho realizzato un’opera che ho chiamato “Macchina che produce moda che produce arte. O forse no”, che ha avuto feedback molto positivi. Non ho la pretesa di creare arte, così ho dato questo titolo ambiguo, come a dire: io faccio quello che so fare, voi chiamatelo come volete.

Credit @Froy by Arman Avetikyan

AM: È vero che la maglieria non è considerata glamour o è solo un pregiudizio?

AA: Cavolo forse si! (Dice scherzando) No, tutt’altro. Oggigiorno, con le nuove tecnologie e le miriadi di sperimentazioni che si posso applicare sui filati, la maglieria sta diventando sempre più interessante. Vedi per esempio il successo delle edizioni di Pitti Filati: indicano chiaramente che la maglieria è ben lontana dall’essere noiosa.

AM: Quando vedremo Froy nei negozi?

AA: Per il momento non dico niente, ma bisogna aspettare almeno fino al 2020.

 

 

 

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